
Vita di Città
Carnevale Coratino 2026: perché “La fattoria degli animali” di G. Orwell
Gli studenti del liceo artistico Federico II Stupor Mundi partecipano alla sfilata
Corato - lunedì 9 febbraio 2026
13.18
Storicamente il Carnevale ha rappresentato il momento dell'anno in cui era possibile capovolgere l'ordine sociale, morale e gerarchico della società, il momento in cui era possibile criticare apertamente il potere mediante travestimenti e parodie.
La nostra scuola ha inteso recuperare la funzione svolta in passato ormai lontano dal Carnevale con l'occasione del tema del Carnevale Coratino 2026, ossia il cinema.
Nel 1954 in Gran Bretagna fu prodotto il film d'animazione "La fattoria degli animali", tratta dall'omonimo romanzo di George Orwell, autore più noto per il romanzo distopico "1984". Sulla base dello stesso romanzo nel 1999 è stato prodotto un film per la TV e a maggio 2026 uscirà un altro film di animazione.
Nel romanzo, che si invita a leggere, Orwell immagina che gli animali si ribellino allo sfruttamento del padrone della fattoria, lo caccino e si impossessino della stessa denominandola "La fattoria degli animali". In questa la regola fondamentale diviene "Tutti gli animali sono uguali". Ciò che invece avviene è che col tempo i maiali, guidati dal loro capo, Napoleone, non solo si impadroniscano del potere, imponendo i loro voleri sugli altri animali con la violenza, ma divengono alla fine uguali agli uomini cui si erano ribellati, camminando su due zampe, vestendo abiti costosi, dormendo sui letti. La regola iniziale diviene alla fine "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri."
Il romanzo rappresenta allegoricamente, attraverso i ruoli attribuiti agli animali, la parabola di ciò che era divenuta con Stalin l'Unione Sovietica, ossia una dittatura brutale, retta sul culto della personalità, sul terrore, sulla manipolazione della verità.
Ma il romanzo di Orwell può anche essere letto come la parabola universale dei regimi in cui gli ideali iniziali si dissolvono e coloro che detengono il potere lo usino per perseguire gli interessi personali, nel momento in cui al potere non si pongono dei limiti.
La figura del maiale Napoleone porta alla memoria un passaggio di Montesquieu ne "Lo spirito delle leggi" in cui l'autore scriveva: "La libertà politica non si trova che nei governi moderati. Tuttavia non sempre è negli stati moderati: vi è soltanto quando non si abusa del potere; ma è un'esperienza eterna che ogni uomo, avendo in mano il potere, sia portato ad abusarne; va avanti fino a quando non trova dei limiti."
Montesquieu scriveva queste frasi nel lontano 1748. Sul suo pensiero e di altri autori, tra Seicento ed Ottocento sono stati elaborati i diritti individuali, la divisione dei poteri dello Stato e i limiti a questi poteri.
Tuttavia se si pone alla gran parte dei cittadini di un paese democratico la domanda di cosa sia la democrazia risponderanno che è "il governo del popolo", in cui vi sono elezioni libere e segrete ad intervalli regolari aperte a tutti i cittadini. Elezioni libere ad intervalli regolari sono sì una caratteristica essenziale della democrazia, ma è un carattere minimo.
La nostra è una democrazia liberale. Il nostro sistema politico, che trova concretizzazione nei principi della nostra Costituzione, presuppone il liberalismo, ossia i limiti al potere, con la divisione degli stessi, lo Stato di diritto e il riconoscimento e la tutela delle libertà e dei diritti individuali. Fa propria la lezione di Montesquieu "che ogni uomo, avendo in mano il potere, sia portato ad abusarne" e del rischio paventato da Tocqueville che la democrazia possa trasformarsi nella "Tirannide della maggioranza".
Con le teste degli animali del romanzo di Orwell vogliamo ricordare che la democrazia liberale è un'istituzione fragile, che si regge su assunti ideali e su delicati equilibri.
Vi sono nei nostri giorni sempre più segnali che questi assunti ideali sono messi in discussione e che quindi possano rompersi i delicati equilibri delle democrazie liberali.
Il rischio è che alle nostre democrazie si sostituiscano delle democrazie illiberali, ossia regimi privi dei limiti al potere, in cui sono rimossi i diritti e le libertà individuali e le garanzie che le democrazie liberali assicurano alle minoranze.
Della democrazia resterebbe il simulacro delle elezioni ad intervalli regolari, la "Tirannide della maggioranza" paventata da Tocqueville.
Un regime sostanzialmente simile alla dittatura retta dal culto della personalità, dall'uso delle violenza, dalla manipolazione della verità dell'Unione Sovietica di Stalin, personificata dalla nostra testa di maiale di Napoleone del romanzo di G. Orwell.
La nostra scuola ha inteso recuperare la funzione svolta in passato ormai lontano dal Carnevale con l'occasione del tema del Carnevale Coratino 2026, ossia il cinema.
Nel 1954 in Gran Bretagna fu prodotto il film d'animazione "La fattoria degli animali", tratta dall'omonimo romanzo di George Orwell, autore più noto per il romanzo distopico "1984". Sulla base dello stesso romanzo nel 1999 è stato prodotto un film per la TV e a maggio 2026 uscirà un altro film di animazione.
Nel romanzo, che si invita a leggere, Orwell immagina che gli animali si ribellino allo sfruttamento del padrone della fattoria, lo caccino e si impossessino della stessa denominandola "La fattoria degli animali". In questa la regola fondamentale diviene "Tutti gli animali sono uguali". Ciò che invece avviene è che col tempo i maiali, guidati dal loro capo, Napoleone, non solo si impadroniscano del potere, imponendo i loro voleri sugli altri animali con la violenza, ma divengono alla fine uguali agli uomini cui si erano ribellati, camminando su due zampe, vestendo abiti costosi, dormendo sui letti. La regola iniziale diviene alla fine "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri."
Il romanzo rappresenta allegoricamente, attraverso i ruoli attribuiti agli animali, la parabola di ciò che era divenuta con Stalin l'Unione Sovietica, ossia una dittatura brutale, retta sul culto della personalità, sul terrore, sulla manipolazione della verità.
Ma il romanzo di Orwell può anche essere letto come la parabola universale dei regimi in cui gli ideali iniziali si dissolvono e coloro che detengono il potere lo usino per perseguire gli interessi personali, nel momento in cui al potere non si pongono dei limiti.
La figura del maiale Napoleone porta alla memoria un passaggio di Montesquieu ne "Lo spirito delle leggi" in cui l'autore scriveva: "La libertà politica non si trova che nei governi moderati. Tuttavia non sempre è negli stati moderati: vi è soltanto quando non si abusa del potere; ma è un'esperienza eterna che ogni uomo, avendo in mano il potere, sia portato ad abusarne; va avanti fino a quando non trova dei limiti."
Montesquieu scriveva queste frasi nel lontano 1748. Sul suo pensiero e di altri autori, tra Seicento ed Ottocento sono stati elaborati i diritti individuali, la divisione dei poteri dello Stato e i limiti a questi poteri.
Tuttavia se si pone alla gran parte dei cittadini di un paese democratico la domanda di cosa sia la democrazia risponderanno che è "il governo del popolo", in cui vi sono elezioni libere e segrete ad intervalli regolari aperte a tutti i cittadini. Elezioni libere ad intervalli regolari sono sì una caratteristica essenziale della democrazia, ma è un carattere minimo.
La nostra è una democrazia liberale. Il nostro sistema politico, che trova concretizzazione nei principi della nostra Costituzione, presuppone il liberalismo, ossia i limiti al potere, con la divisione degli stessi, lo Stato di diritto e il riconoscimento e la tutela delle libertà e dei diritti individuali. Fa propria la lezione di Montesquieu "che ogni uomo, avendo in mano il potere, sia portato ad abusarne" e del rischio paventato da Tocqueville che la democrazia possa trasformarsi nella "Tirannide della maggioranza".
Con le teste degli animali del romanzo di Orwell vogliamo ricordare che la democrazia liberale è un'istituzione fragile, che si regge su assunti ideali e su delicati equilibri.
Vi sono nei nostri giorni sempre più segnali che questi assunti ideali sono messi in discussione e che quindi possano rompersi i delicati equilibri delle democrazie liberali.
Il rischio è che alle nostre democrazie si sostituiscano delle democrazie illiberali, ossia regimi privi dei limiti al potere, in cui sono rimossi i diritti e le libertà individuali e le garanzie che le democrazie liberali assicurano alle minoranze.
Della democrazia resterebbe il simulacro delle elezioni ad intervalli regolari, la "Tirannide della maggioranza" paventata da Tocqueville.
Un regime sostanzialmente simile alla dittatura retta dal culto della personalità, dall'uso delle violenza, dalla manipolazione della verità dell'Unione Sovietica di Stalin, personificata dalla nostra testa di maiale di Napoleone del romanzo di G. Orwell.


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