Nico Capogna
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Cultura

Evoluzione e ambiente, l'utopia di Nico Capogna nel documentario “Milva”

Concluse le riprese per il regista coratino che sogna una nuova Ilva sostenibile

Si sono da poco concluse le riprese ma il documentario "Milva" del regista coratino Nico Capogna desta curiosità e interesse già a partire dal suo titolo. Nessun riferimento alla cantante, ma una grande pagina aperta sulla storia, un obiettivo attento sull'attualità e una finestra aperta sul futuro, ipotetico, di quello che è il più grande stabilimento siderurgico d'Europa: l'Ilva di Taranto.

L'Ilva soddisfa più della metà del fabbisogno di acciaio del continente, ha dato lavoro a intere generazioni di cittadini che si sono susseguite negli anni ma che hanno anche portato avanti con tenacia battaglie nel nome della salvaguardia del lavoro e a tutela della salute, quella dei tanti tarantini, e di molti bambini, che ogni giorno si ammalano di gravi patologie a causa dell'irrespirabile concentrazione di metalli pesanti nell'aria. Così, da grande sogno industriale, l'Ilva è diventato un grave problema sociale, economico, ecologico che impedisce anche alla terra di respirare.

È quanto riportato anche nel documentario di cui Nico Capogna è regista e produttore, ma anche sceneggiatore assieme alla collega Claudia Ostuni. Girato a Corato, Ruvo di Puglia, Bisceglie, Cerignola, San Giovanni Rotondo, Bari, Bitonto, Conversano, Taranto e Grottaglie, il progetto filmico è imbastito con una positiva chiave di svolta nel segno dell'innovazione e della sostenibilità ambientale.

«Un piccolo ma importante lavoro per me, con una gestazione durata quasi tre anni che finalmente sta venendo alla luce. Chi mi conosce sa bene quanta passione ed etica metto nei lavori che hanno a che fare con l'ambiente. Sono orgoglioso di utilizzare tempo, risorse, denaro ed energie per raccontare un piccolo sogno e una grande provocazione» - così scriveva Nico sul suo profilo facebook annunciando la conclusione delle riprese e noi abbiamo colto la provocazione chiedendogli: ma cos'è "Milva"?

"Milva" è un documentario ambientato nel 2040, ovvero un mockumentary che fa finta di essere un documentario dal futuro e che ripercorre la storia dell'Ilva di Taranto, con il suo boom industriale come il più importante stabilimento Europeo, e racconta di come poi, però, sia stata riconvertita a stabilimento di lavorazione della canapa.

Come avviene questa evoluzione industriale sostenibile?

Soffermandosi a riflettere sulle problematiche ambientali e sull'importanza di reinventarsi, comprendendo che un ciclo può concludersi ma questo porta anche ad evolversi. E così, nel nostro futuro, l'Ilva chiude, l'intera area circostante viene bonificata grazie alle piantagioni di canapa e lo stabilimento stesso viene bonificato e riconvertito a impianto di lavorazione di questa pianta, con una riconversione anche lavorativa dei suoi dipendenti, quindi assolutamente apportando soltanto notevoli benefici alla comunità.

Perché proprio la canapa?

Il primo esempio di bonifica ambientale attraverso la canapa è quello di Chernobyl dove si sono raggiunti i risultati positivi della capacità di questa pianta, e delle sue radici, di assorbire sostanze tossiche come la diossina. Da qui, è stata utilizzata in altre aree rurali del mondo infestate da metalli pesanti e sostanze tossiche per dar letteralmente nuova vita ai terreni avvelenati. La canapa è diventata la pianta simbolo della rinascita, dell'evoluzione, del futuro. L'Italia ne è stata il secondo paese produttore al mondo negli anni '50 ed è bello pensare che, a volte, un ritorno al passato può rappresentare un rilancio per il futuro. Inoltre, la canapa è una delle risorse naturali sostenibili valida sostituta del petrolio e che consente una vastissima gamma di utilizzi, dal settore tessile alla farmaceutica, per citarne alcuni.

Ma perchè questo titolo, che vuol dire "Milva"?

Nella riconversione dell'Ilva a impianto di lavorazione della canapa, alcuni stabili restano inutilizzati ma si trasformano anch'essi: diventano la sede di un polo museale. Ecco cos'è Milva, Museo Ilva: un grande contenitore dei processi storici nell'evoluzione industriale dello stabilimento siderurgico che funge da specchio per gli errori commessi dall'uomo e da monito per non perpetrarli.

Un messaggio di attenzione e cambiamento, ma anche un ritorno alla terra da guarire, prima di tutto, e poi a cui affidare il proprio futuro. Ma c'è anche denuncia nel tuo documentario?

No, nessuna denuncia. "Milva" è un sogno, una utopia e una provocazione, mostrando la possibilità di lavorare prodotti 100% sostenibili in un impianto siderurgico vuole richiamare le coscienze sul porre attenzione all'ambiente e ai nostri atteggiamenti quotidiani nei suoi confronti. "Milva" vuol far riflettere sul rispetto per l'ambiente, la salute, l'economia pulita e sostenibile. "Milva" è anche un lasciare una traccia, un promemoria di quello che l'uomo non deve più essere.

Quando potremo vederlo?

Ora siamo in fase di post produzione e a tal proposito vorrei ringraziare tutti coloro che hanno creduto e sostenuto il progetto e chi ha collaborato con passione e pazienza, alla realizzazione di quest'opera. Grazie al sostegno di Apulia Film Commission prevediamo una prima al Cineporto di Bari e sono in corso trattative per una importante proiezione a Taranto nel maggio 2021 in un evento che devolverà il ricavato alla ricerca oncologica. Per i dettagli basterà seguire gli aggiornamenti sulla pagina Facebook di Milva – il film.
7 fotoSet di Milva di Nico Capogna
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