Referendum Giustizia 2026: ragioni del NO. <span>Foto Anna Lops</span>
Referendum Giustizia 2026: ragioni del NO. Foto Anna Lops
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Referendum Giustizia 2026 e le ragioni del NO

Ieri l’incontro per discutere sulla nuova riforma costituzionale

A pochi mesi dal referendum giustizia 2026 che chiamerà i cittadini alle urne il 22 e il 23 marzo, ieri 22 gennaio, si è tenuto l'incontro pubblico dal titolo "La riforma Nordio dell'ordinamento giudiziario. Le ragioni del NO".

Nella cornice della Biblioteca Comunale di Corato sono intervenuti il Procuratore della Repubblica di Bari Giuseppe Volpe, la Presidente Sezione Lavoro del Tribunale di Trani Angela Arbore e l'Avvocato e Responsabile anticorruzione del Comune di Molfetta Bepi Maralfa.

Davanti a una sala gremita e desiderosa di comprendere le motivazioni del voto, le ragioni del NO sono state espresse in modo chiaro, trasparente e sicuro.

Secondo i relatori, la riforma costituzionale non si limiterebbe a introdurre la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: si tratterrebbe, piuttosto, di un tentativo di sottomettere il potere giudiziario a quello politico. La riforma renderebbe più semplici le pressioni della politica sulla giustizia e indebolirebbe il consiglio superiore della magistratura, rafforzando il ruolo del Pubblico Ministero che, appunto, non avrebbe un CSM forte per bilanciarne l'autorità. Il ruolo maggiore assunto dal Pubblico Ministero si dovrebbe dunque a un maggiore avvicinamento al potere politico.
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A questo si aggiunge il sorteggio casuale dei membri togati (magistrati) che renderebbe il CSM meno competente, meno efficiente e più indifeso, affidando, invece, la scelta dei membri laici (non magistrati) in quota alla maggioranza. In questo modo, da un lato si avrebbero giudici pochi motivati per il ruolo, dall'altro i membri laici verrebbero sorteggiati in una lista decisa dalla maggioranza parlamentare.

Ultimo punto preso in considerazione sarebbe la non riduzione dei tempi della giustizia. Secondo i sostenitori del NO la riforma non velocizzerebbe, non semplificherebbe e non migliorerebbe i processi o gli uffici giudiziari.

Tutte le criticità riportate configurerebbero un problema ancora più grande: un attacco alla magistratura equivarrebbe a un vero e proprio attacco alla democrazia. Avere una magistratura autonoma e indipendente significa rendere più solida la difesa dei diritti politici e civili.
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