
Attualità
L’estramurale delle meraviglie: viaggio semiserio nella nuova infrastruttura di Corato
Vito Nesta torna da Milano, osserva il nuovo estramurale e scopre un capolavoro… a modo suo
Corato - lunedì 6 luglio 2026
14.59
Raccontare il nuovo estramurale di Corato significa immergersi in un percorso dove funzionalità, creatività e un pizzico di surrealismo convivono in perfetta armonia.
In questi giorni, approfittando di una breve pausa dal lavoro a Milano, Vito Nesta — progettista coratino, designer laureato in Interior Design a Firenze e poi a Milano, dove vive e lavora da anni — è tornato nella sua città.
Seduti insieme in un bar del centro, ci ha raccontato di aver voluto osservare da vicino questa grande opera, studiandola con l'occhio attento del professionista e commentandola con la spontaneità di chi conosce profondamente il luogo in cui è cresciuto.
"E devo ammetterlo: è oggettivamente ben fatta, curata, sorprendente. Talmente sorprendente da meritare un piccolo reportage, perché alcune soluzioni sono così originali da sembrare pensate per farci sorridere.
In via Castel del Monte, ad esempio, la rampa permette un vero miracolo: il disabile scende in carrozzina e risale a piedi.
Un prodigio urbanistico degno di nota.
Poco più avanti, le aiuole ricordano teneramente le lettiere dei nostri amici felini — un omaggio ai gattari, forse involontario, ma irresistibile.
Davanti all'ex bar stazione, una rampa accoglie comitive di disabili con entusiasmo, mentre un condominio "scettico" ha chiesto una prova della nuova pavimentazione, ottenendo un campione che oggi è un piccolo monumento alla prudenza edilizia.
Il "verde basso", citato più volte nel progetto, finalmente si manifesta: discreto, minimalista, quasi filosofico.(espresso nella foto di copertina)
Non mancano le chicche: basole rosse che si rompono e risorgono, rampe per animali domestici minuscoli, aiuole dissociate che preferiscono stare da sole, curve pensate per disabili amanti della guida sportiva, panchine perfette per chi ama "il pettegolezzo" con vista semaforo e condòmini anarchici che rifiutano l'omologazione estetica.
Le aiuole di Piazza Rosa che custodiscono i portafogli di chi passa da via Andria, il camionista impietrito dalla bellezza dell'opera, la rampa prototipo del Bar Angolo, le pietre posate in fretta da un operaio che doveva correre a prendere il figlio, e la panchina dell'Arciconfraternita del Carmine, riservata ai confratelli e presto dotata di portafiori.
Potrei continuare, perché il nuovo estramurale è un viaggio. Un viaggio che ricorda che il PNRR non è un regalo, ma un prestito che un giorno restituiremo.
E proprio per questo, vedere risorse investite con cura — anche quando il progetto non sarà completato nella sua interezza — fa piacere.
Per ora abbiamo marciapiedi. Ma sono marciapiedi che raccontano storie, che fanno sorridere, che fanno discutere.
E che, nel loro insieme, compongono un'opera che definirei meravigliosamente perfetta.
Godiamoci questa infrastruttura, fondamentale — si dice — per la crescita della città.
Un caro saluto".
Alla fine di questo piccolo viaggio tra rampe miracolose, aiuole introverse, panchine filosofiche e condomìni ribelli, Nesta ci saluta con un sorriso.
Ci lascia con la promessa — anzi, con l'intenzione dichiarata — di tornare nella sua Corato, quella Corato che osserva, studia, critica e ama.
Tornerà a chiacchierare, a raccontare, a prendere un caffè al bar come si faceva una volta, con la leggerezza di chi sa che, dopotutto, anche un estramurale può diventare un pretesto meraviglioso per stare insieme.
In questi giorni, approfittando di una breve pausa dal lavoro a Milano, Vito Nesta — progettista coratino, designer laureato in Interior Design a Firenze e poi a Milano, dove vive e lavora da anni — è tornato nella sua città.
Seduti insieme in un bar del centro, ci ha raccontato di aver voluto osservare da vicino questa grande opera, studiandola con l'occhio attento del professionista e commentandola con la spontaneità di chi conosce profondamente il luogo in cui è cresciuto.
"E devo ammetterlo: è oggettivamente ben fatta, curata, sorprendente. Talmente sorprendente da meritare un piccolo reportage, perché alcune soluzioni sono così originali da sembrare pensate per farci sorridere.
In via Castel del Monte, ad esempio, la rampa permette un vero miracolo: il disabile scende in carrozzina e risale a piedi.
Un prodigio urbanistico degno di nota.
Poco più avanti, le aiuole ricordano teneramente le lettiere dei nostri amici felini — un omaggio ai gattari, forse involontario, ma irresistibile.
Davanti all'ex bar stazione, una rampa accoglie comitive di disabili con entusiasmo, mentre un condominio "scettico" ha chiesto una prova della nuova pavimentazione, ottenendo un campione che oggi è un piccolo monumento alla prudenza edilizia.
Il "verde basso", citato più volte nel progetto, finalmente si manifesta: discreto, minimalista, quasi filosofico.(espresso nella foto di copertina)
Non mancano le chicche: basole rosse che si rompono e risorgono, rampe per animali domestici minuscoli, aiuole dissociate che preferiscono stare da sole, curve pensate per disabili amanti della guida sportiva, panchine perfette per chi ama "il pettegolezzo" con vista semaforo e condòmini anarchici che rifiutano l'omologazione estetica.
Le aiuole di Piazza Rosa che custodiscono i portafogli di chi passa da via Andria, il camionista impietrito dalla bellezza dell'opera, la rampa prototipo del Bar Angolo, le pietre posate in fretta da un operaio che doveva correre a prendere il figlio, e la panchina dell'Arciconfraternita del Carmine, riservata ai confratelli e presto dotata di portafiori.
Potrei continuare, perché il nuovo estramurale è un viaggio. Un viaggio che ricorda che il PNRR non è un regalo, ma un prestito che un giorno restituiremo.
E proprio per questo, vedere risorse investite con cura — anche quando il progetto non sarà completato nella sua interezza — fa piacere.
Per ora abbiamo marciapiedi. Ma sono marciapiedi che raccontano storie, che fanno sorridere, che fanno discutere.
E che, nel loro insieme, compongono un'opera che definirei meravigliosamente perfetta.
Godiamoci questa infrastruttura, fondamentale — si dice — per la crescita della città.
Un caro saluto".
Alla fine di questo piccolo viaggio tra rampe miracolose, aiuole introverse, panchine filosofiche e condomìni ribelli, Nesta ci saluta con un sorriso.
Ci lascia con la promessa — anzi, con l'intenzione dichiarata — di tornare nella sua Corato, quella Corato che osserva, studia, critica e ama.
Tornerà a chiacchierare, a raccontare, a prendere un caffè al bar come si faceva una volta, con la leggerezza di chi sa che, dopotutto, anche un estramurale può diventare un pretesto meraviglioso per stare insieme.








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