Stazione Corato
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Vita di Città

Mobilità negata e stazioni insicure: l’analisi di Legambiente Corato, dopo il Rapporto Pendolaria 2025

Il Circolo sollecita l’apertura della velostazione di Corato

Il Rapporto Nazionale Pendolaria 2025 fotografa una realtà che per i pendolari di Corato e del Nord Barese non ha nulla di teorico. Dietro ai numeri su ritardi, soppressioni e investimenti annunciati, continua a esserci una quotidianità fatta di disservizi, incertezze e disagi che incidono sulla vita di studenti e lavoratori. Il rinnovo dei treni e gli interventi infrastrutturali non hanno ancora prodotto quel salto di qualità necessario a garantire un vero diritto alla mobilità, che resta oggi fragile e diseguale.

Uno dei problemi più sentiti, riguarda la sicurezza e la vivibilità delle stazioni. Nelle ore serali, gli scali ferroviari di Corato e le nuove fermate lungo la linea Bari–Barletta appaiono spesso poco illuminate e privi di presidi fissi, trasformandosi in spazi percepiti come insicuri. Questa condizione pesa soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione, come donne, studenti e lavoratori che rientrano tardi, molti dei quali finiscono per rinunciare al treno proprio per timore di sostare su banchine e sottopassi deserti.

«Un servizio ferroviario non può dirsi efficiente se i luoghi che lo ospitano sono vissuti con paura», afferma Giuseppe Faretra, presidente di Legambiente Corato. «La qualità del viaggio inizia e finisce in stazione, non sul treno. Senza sicurezza e decoro, ogni investimento rischia di essere vanificato».

Alle criticità strutturali, si sommano gli effetti dei cantieri per l'interramento della linea nell'area di Andria, che stanno prolungando nel tempo una fase di forte disagio per i pendolari. La mancanza di informazioni puntuali e affidabili contribuisce ad alimentare sfiducia e frustrazione.

In questo scenario, già, complesso, l'aumento delle tariffe scattato a inizio 2026, viene vissuto come un ulteriore aggravio. Secondo Legambiente circolo Angelo Vassallo Corato, si tratta di una scelta che non tiene conto della qualità reale del servizio offerto e che finisce per penalizzare proprio chi utilizza il treno ogni giorno per studio o lavoro, spingendo molti cittadini a tornare all'uso dell'auto privata.

Un capitolo particolarmente emblematico è quello dell'intermodalità, che a Corato resta, in gran parte, sulla carta. La velostazione di Corato, già realizzata e collocata in un punto strategico, risulta ancora inattiva. Un'infrastruttura che potrebbe facilitare l'accesso alla stazione ferroviaria in bicicletta, ridurre il traffico urbano e offrire un servizio concreto ai pendolari, ma che continua a rimanere chiusa, simbolo di una mobilità sostenibile annunciata e mai pienamente attuata. Il Circolo propone un piano di incentivi che preveda sconti sugli abbonamenti ferroviari o bonus mobilità per chi raggiunge la stazione in bicicletta, contribuendo a ridurre la pressione automobilistica nel centro urbano.

Per Legambiente Corato è necessario un deciso cambio di rotta. Servono stazioni più sicure e presidiate, una gestione dei cantieri che tenga davvero conto delle esigenze quotidiane dei pendolari, informazioni chiare e tempestive in caso di disservizi e, soprattutto, l'attivazione immediata delle infrastrutture già esistenti, come la velostazione: è un imperativo rendere operativa questa infrastruttura, oggi non utilizzata, integrandola con un piano di incentivi e bonus mobilità per chi sceglie la bicicletta. Questa può essere una strategia necessaria per decongestionare il centro urbano e premiare stili di vita virtuosi.

LA SITUAZIONE DEL TRASPORTO FERROVIARIO IN PUGLIA

Dal Rapporto Pendolaria 2025 (20ª Edizione)
La Puglia si conferma, nella 20esima edizione del Rapporto Pendolaria, come una regione in forte transizione, caratterizzata da un'eccellenza sul fronte del rinnovo dei treni ma frenata da storici deficit infrastrutturali e da una cronica carenza di finanziamenti statali e regionali per la gestione del servizio.

La flotta più giovane d'Italia Il dato più positivo riguarda l'età media dei treni circolanti. Grazie a un massiccio piano di investimenti che ha coinvolto sia Trenitalia che i gestori regionali (Ferrotramviaria, FSE, FAL), la Puglia vanta oggi una delle flotte più moderne del Paese. Con un'età media di 8,4 anni (contro una media nazionale di 14,7), la regione ha quasi dimezzato la vecchiaia dei propri convogli nell'ultimo decennio. Solo il 16,2% dei treni in circolazione ha più di 15 anni, un risultato che pone la Puglia ai vertici della classifica nazionale per comfort e sostenibilità del materiale rotabile.

Focus Ferrotramviaria e il Nodo di Bari Il rapporto evidenzia il ruolo strategico delle linee concesse, con particolare riferimento a Ferrotramviaria, fondamentale per il collegamento tra il nord barese, l'aeroporto e il capoluogo. Tuttavia, la qualità del servizio si scontra con il "collo di bottiglia" dell'area metropolitana. Il completamento della linea Bari-Bitritto (54,6 milioni di euro) è un passo avanti, ma la vera sfida resta il Nodo Ferroviario di Bari. L'opera, considerata prioritaria da Legambiente, soffre di un deficit di finanziamento di circa 978 milioni di euro tra i lotti Nord e Sud. Senza queste risorse, il potenziamento tecnologico e la frequenza delle corse rimarranno limitati dalla saturazione dei binari esistenti.

Le criticità: investimenti e linee sospese Nonostante i nuovi treni, la Puglia investe ancora troppo poco nella gestione del servizio: solo lo 0,03% del bilancio regionale è destinato al trasporto ferroviario, una cifra insufficiente per garantire un aumento capillare delle corse, specialmente nelle ore di punta e nelle aree interne. Permangono inoltre criticità sulle linee meno centrali, dove la velocità commerciale resta bassa e l'integrazione tariffaria tra i diversi gestori (il biglietto unico) non è ancora pienamente a regime.

Conclusioni Il quadro pugliese è quello di una regione "pronta a scattare", ma ancora bloccata da incertezze finanziarie nazionali. La priorità per i prossimi anni deve essere lo spostamento dei fondi dalle infrastrutture stradali alla "cura del ferro", completando il riassetto dei nodi urbani e garantendo la piena intermodalità tra treno, bus e mobilità dolce.
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