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Editoriale

Benvenuti a Corato, città delle auto bruciate

Il sarcasmo dei social dopo gli atti incendiari

L'immagine che mostriamo in copertina fa male, molto male.

Fa male ad una città che non può distinguersi soltanto per vili episodi che, purtroppo, nell'ultimo periodo vanno consumandosi con frequenza. Fa male perché sdogana l'immagine di una città sinora considerata tranquilla; fa male perché ci mette di fronte ad una realtà che non può essere taciuta, evitata, sulla quale non si può soprassedere.

La città del Dolmen, dell'Olio Extravergine, delle industrie, oggi si trova a dover fronteggiare episodi di microcriminalità che lasciano l'intera cittadinanza con il fiato sospeso. Il timore di trovare carbonizzata la propria autovettura dopo averla lasciata al solito posto durante la notte ha preso il sopravvento.

I social sono zeppi di commenti di cittadini preoccupati, che chiedono maggiore sicurezza in città soprattutto durante le ore notturne, nella speranza che si possa porre un freno a questo inedito susseguirsi di episodi criminosi.

Non può che tornarci alla mente la visita a Palazzo di Città nel gennaio 2015 dell'allora Questore di Bari Antonio De Iesu, in un momento in cui la percezione di sicurezza in città andava sensibilmente calando. Nulla a che vedere con il susseguirsi di atti vandalici e reati consumatisi nell'ultimo periodo. In quell'occasione il Questore si impegnò a rafforzare il Commissariato di Polizia di Corato con un numero maggiore di uomini, tali da poter consentire un efficace monitoraggio della città anche nelle ore notturne. Impegno che non ci risulta evaso.

Siamo grati alle forze dell'ordine per l'attività che svolgono sul nostro territorio, seppur con mezzi e uomini molto risicati, e siamo consapevoli che l'abnegazione degli uomini in divisa riesce a contenere fenomeni che potrebbero addirittura essere più dilaganti. Evidentemente, però, occorre di più.

L'agghiacciante video pubblicato su CoratoViva nei giorni scorsi, in cui vengono riprese tutte le fasi dell'incendio di un'automobile in via Parini, è una evidente prova di come si può delinquere in tutta tranquillità senza il rischio di essere sorpresi.

Questa notte l'ennesimo incendio ai danni di un'autovettura, in via Capaci, nei pressi di Via Gigante. Nel cuore della notte. Ad intervenire è stata una pattuglia di Carabinieri provenienti da Trani. È evidente che per sorvegliare un territorio esteso qual è quello di Corato non è sufficiente una sola pattuglia, per di più proveniente da Trani.

Tanto fanno anche le aziende di vigilanza privata, costantemente a disposizione delle forze dell'ordine. Si tratta, tuttavia, di operatori privati ai quali lo Stato non può demandare lo svolgimento di azioni che da esso devono essere assicurate. A meno che gli Enti non scelgano di convenzionarsi con gli istituti di vigilanza privata.

Il sarcasmo, amaro, che dilaga sui social non può che spingere chi è deputato a rappresentarci in seno alle istituzioni a farsi portavoce del nostro disagio, a spingere per ottenere maggiore presenza sul territorio di forze dell'ordine.

Alcuni cittadini si stanno già attivando per dare avvio ad una raccolta firme per portare la situazione coratina all'attenzione delle autorità di Pubblica Sicurezza.

Ben venga il movimento dal basso ma, tuttavia, non ci si può sostituire alle istituzione nell'interlocuzione con gli organi deputati a garantire la sicurezza cittadina.

L'auspicio, dunque, è quello che presto si possa intervenire per riportare ordine e frenare gli episodi delinquenziali in città, così che si possa tornare a parlare di Corato come la città dell'operosità, delle aziende, dell'industria e delle bellezze naturali e non più come «città delle auto bruciate».
  • Sicurezza
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