Valeria Mazzone
Valeria Mazzone
Politica

Mazzone presidente del consiglio ma la maggioranza perde pezzi

Si ridimensiona ulteriormente il blocco uscito dalle urne

C'era una volta una maggioranza granitica, compatta, composta da ben 18 consiglieri e dal sindaco. C'era una volta, perché, ora non c'è più.

Lo dicono i numeri, senza lasciar spazio ad alcun tipo di interpretazione. Se è vero che il Consiglio Comunale è riuscito ad eleggere, sin dalla sua prima seduta, il presidente del consiglio comunale, è pur vero che lo ha fatto al terzo scrutinio, quando occorreva una maggioranza semplice e non l'assenso di almeno i due terzi del consiglio comunale. I sedici voti (anche se, ad onor del vero, la giurisprudenza è controversa) che occorrevano ad eleggere al primo scrutinio il presidente del Consiglio Comunale, almeno sulla carta, c'erano senza neanche bisogno di considerare nel novero dei voti utili quelli dei tre consiglieri che sostennero la candidatura a sindaco di Vito Bovino (lo stesso Vito Bovino, Michele Bovino e Anna Malcangi).

A qualcuno della maggioranza stretta del sindaco non è andata a genio la proposta della consigliera Antonella De Benedittis (Demos) prima, e a seguire dei vari portavoce dei partiti politici di maggioranza (Di Bartolomeo, D'Introno, PIsicchio) di puntare sulla figura di Valeria Mazzone, esponente di Italia in Comune. E a nulla è servito l'intervento di Vito Bovino di totale apertura a scegliere all'unanimità un presidente che fosse sì espressione della maggioranza, ma il cui nome fosse condiviso con le opposizioni e non proposto come scelta secca dal partito del sindaco.

La maggioranza del sindaco De Benedittis ha preferito insistere sulla figura di Valeria Mazzone anche a costo della frattura interna. E così è stato, con l'aggiunta di non aver accolto la mano protesa da parte dell'ex candidato sindaco che comunque ha contribuito all'elezione del sindaco De Benedittis con il suo pubblico endorsement al turno di ballottaggio. Quella che poteva tornare ad essere una maggioranza a 18 si è ridotta ad una maggioranza a 14, più il sindaco.

La frattura c'è e si vede. Lo dicono i numeri già del primo scrutinio. Ben due consiglieri di maggioranza hanno voluto che non si potesse festeggiare l'elezione del presidente già dalla prima votazione. E la frattura è rimasta anche al terzo scrutinio. Un solo "battitore libero" è rientrato ma un altro ha scelto di rimanere fuori dalla maggioranza. Lo scrutinio segreto non lascia intendere di chi si tratti ma presto potremmo capire, in maniera equivocabile, a chi appartiene la voce fuori dal coro.

«Era necessario dare all'assise consiliare il suo presidente in tempi rapidi, senza inutili bizantinismi a fronte dei problemi della città che chiedono risposte e della crisi sanitaria che impone alla politica pragmatismo, sobrietà e determinazione» ha commentato poco dopo l'elezione del presidente del consiglio il sindaco De Benedittis, quasi sottovalutando il dato politico emerso dalla votazione di questa mattina.

Italia in Comune, uno dei partiti rimasti senza riconoscimento politico quando il sindaco procedette alla scelta della giunta, oggi esprime la massima carica dell'assemblea cittadina. Non è escluso che possa anche ottenere la presidenza dell'Asipu, se saranno confermate le voci che vedono l'ex sindaco Renato Bucci alla guida della municipalizzata.
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