San Cataldo Corato
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Religione

Ricorre la festa liturgica di San Cataldo, uffici pubblici chiusi

In mattinata Santa Messa presieduta dall'Arcivescovo D'Ascenzo

Martedì 10 maggio: giorno della festa liturgica di San Cataldo, patrono (anche) di Corato. In chiesa Matrice, a partire dalle ore 11, si svolgerà una solenne celebrazione eucaristica presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Leonardo D'Ascenzo, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, con la partecipazione di tutti i sacerdoti della città e dei componenti delle Confraternite. Gli uffici pubblici presenti sul territorio coratino, come da tradizione, resteranno chiusi.

La Chiesa celebra San Cataldo Vescovo di Rachau il 10 maggio, data in cui secondo la tradizione, nel 1071 fu ritrovata la tomba del Santo a Taranto nel corso degli scavi finalizzati alla costruzione della Cattedrale.

San Cataldo è un Santo irlandese ma venerato a Taranto, dove si trova la sua tomba, in una ricchissima e bella cappella del Duomo, definita il Capellone. Sarebbe approdato sulla piana terra pugliese nella rada che si apre, sul lido adriatico, presso la città di Lecce, e che da allora s'intitola perciò a San Cataldo, ed è oggi celebre località balneare.

I Tarantini, orgogliosi sia del loro Cappellone, sia del loro San Cataldo, avrebbero desiderato considerarlo secondo Vescovo della loro città, se a questo desiderio non si fosse opposta una croce d'oro ritrovata nella tomba del Santo nell'anno 1094, durante la ricostruzione della chiesa distrutta dai Saraceni.

Si tratta di una di quelle croci, dette benedizionali, che venivano infisse a un bastoncino e impugnate anticamente dai Vescovi con la sinistra, mentre con la mano destra benedicevano i fedeli.

Sulla croce ritrovata nella tomba di Taranto era scritto: Cataldus Rachau, cioè Cataldo Vescovo di Rachau. Da un attento esame dell'incisione, gli studiosi hanno potuto stabilire che la scritta risale al VII secolo.

È stato così possibile ricostruire la personalità di questo Santo, nato al principio del secolo in Irlanda. Allievo e poi maestro nel celebre monastero di Lismore, fondato da San Cartago, egli sarebbe poi giunto all'episcopato in modo insolito, cioè con la morte del Duca dei Desii, il quale lo aveva accusato di stregoneria, a causa dei suoi miracoli.

Dopo aver retto santamente il vescovado, Cataldo si sarebbe imbarcato, verso il 666, per un viaggio in Terrasanta. All'andata o al ritorno, approdato o naufragato sulla costa salentina, si sarebbe recato a Taranto, dove i cittadini lo vollero porre sulla cattedra vescovile vacante. Morto nel 685, venne sepolto sotto l'impiantito della cattedrale dove il suo corpo fu rinvenuto e chiaramente identificato, come abbiamo detto, nel 1094. Della sua santità fecero fede innumerevoli miracoli, che diffusero prima in Puglia, poi in tutta Italia, la devozione per il Vescovo irlandese, al cui nome s'intitolarono cappelle e chiese, località e paesi, dalla costa del mare al crinale dei monti. Insieme alla sua fama, al suo culto e al suo nome, si diffusero anche i proverbi sul suo conto. Uno di questi, legato alla sua festa celebrata in maggio, dice: «Quando è il giorno di San Cataldo, passa il freddo e viene il caldo».

Il legame con Corato (tratto dal sito ufficiale delle Deputazione di San Cataldo)

Cosa lega invece San Cataldo alla città di Corato? Bisogna andare avanti di molti secoli nel tempo, dopo la sua morte, per trovare l'incontro decisivo tra il santo irlandese e quello che era un piccolo borgo rurale di circa 4800 anime. Nel 1483, durante una terribile epidemia di peste che stava decimando Corato, un contadino, Quirico Trambotto, si recava ad arare i campi come ogni mattina, con i suoi buoi. Quel giorno, però, non fu come gli altri. A un certo punto gli apparve la figura luminosa di un santo, il vescovo Cataldo, che promise al contadino di salvare la città da peste e carestia se avessero costruito un tempio a lui dedicato nel punto in cui i buoi sarebbero caduti a terra il giorno dopo. San Cataldo lasciò a Quirico anche un mantello, dicendogli che, se toccato, gli appestati sarebbero stati guariti. Il giorno dopo i buoi caddero avverando la profezia e la peste fu scacciata via. L'episodio è raccontato dal frate vescovo Francesco Gonzaga nel volume "De origine Seraphicae Religionis Franciscanae eiusque progressibus" del 1587. Per diversi secoli, almeno dal 1300 fino al 1800, l'ordine dei francescani ha avuto un ruolo molto attivo come guida spirituale e sociale a Corato.

E così i coratini resero grazie al vescovo irlandese che li aveva salvati dalla peste e dalla carestia. Lì dove i buoi erano caduti fu costruita una piccola chiesa (oggi non più esistente) dedicata al santo. Nel 1506 venne anche costruito un convento che costituisce oggi il palazzo del Comune, chiamato non a caso anche Palazzo San Cataldo. L'edificio, in origine, accoglieva i Frati Minori Osservanti (detti Zoccolanti) che dedicarono al santo la costruzione di una chiesa più grande, adiacente il convento, in cui celebrare al meglio il culto di Cataldo (l'attuale Incoronata, risalente al 1629 circa). Sebbene la devozione verso il vescovo irlandese fosse molto diffusa in città (già nel 1657 si era deciso di onorare il santo il 10 maggio), San Cataldo diventa il protettore ufficiale di Corato solo nel 1681 con il riconoscimento da parte della Congregazione dei Riti. Con la soppressione degli ordini religiosi nel 1809, i frati lasciarono la città e il convento, poi trasformato in municipio nel 1866 mentre la chiesa di San Cataldo scomparve definitivamente. Anche l'Incoronata fu abbandonata e, di conseguenza, il culto di San Cataldo si trasferì nel duomo della chiesa Matrice.

Il culto di San Cataldo si diffonde progressivamente a partire dal Seicento. Molte famiglie iniziarono a dare il nome del santo irlandese ai propri figli. L'atto ufficiale più lontano nel tempo della festa di San Cataldo arriva da un documento notarile del 1657 in cui si stabilivano le celebrazioni del patrono per la data dell'8 marzo, giorno della morte e il 10 maggio. Una data, quest'ultima, scelta non a caso visto che, secondo la tradizione, in quel giorno del 1071 venne ritrovata a Taranto la tomba del santo mentre si effettuavano gli scavi per la nuova costruzione della cattedrale. Decisivo, per la scoperta, fu il profumo che inebriò gli addetti e li condusse fino al luogo della sepoltura, in cui i resti di Cataldo avevano una crocetta d'oro celtica con l'incisione della parola Cataldvs.

Alla vigilia della festa bisognava osservare un giorno di digiuno prima della processione serale, dalla chiesa Madre all'Incoronata, con l'offerta di un cero di 20 libbre da depositare all'altare. Nel giorno del santo, subito dopo la Messa solenne, ecco la processione con il clero cittadino, le confraternite e i gruppi religiosi, le magistrature cittadine con il Battaglione armato. Parallelamente ai festeggiamenti si svolgeva, a partire dal 2 maggio, una fiera intercomunale di merci e alimenti. Una manifestazione del tutto simile alla fiera degli animali, come testimoniano alcuni documenti del 1868. Tra il 7 e il 9 maggio di quell'anno gli animali, tra cui cavalli e bovini, erano trasportati in centro e messi in vendita tra largo Plebiscito, piazza San Giuseppe e piazza Cesare Battisti. La tradizione di una fiera di San Cataldo è approdata fino ai giorni nostri, con le bancarelle in sosta sul Corso e la campionaria in esposizione alla villa comunale, da qualche anno però dismessa.
L'8 marzo, invece, si commemora il cosiddetto "Dies Natalis" della tradizione cristiana, ovvero il giorno in cui il santo morì a Taranto nel 685. I detti popolari annunciavano la festa con l'imminente arrivo della bella stagione: "A San Gatalle èsse re fridde e trase re calle".

Il momento centrale dei festeggiamenti di Cataldo è però il triduo fissato ad agosto. Un rito che viene fatto risalire agli inizi del Novecento quando il culto del santo coincideva con la festa dell'Assunta, a Ferragosto. Per qualche anno la festa è stata anche spostata di qualche settimana agli inizi di settembre, subito dopo la raccolta delle mandorle. Infine si è tornati solitamente alla destinazione della terza domenica di agosto, soprattutto per permettere il ritorno dei coratini emigrati all'estero negli anni dal secondo dopoguerra in poi.
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