Michele Gallo
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Tre coratini tedofori: Michele Gallo, Gimmi Aliberti e Marianna Lotito nel viaggio della fiaccola Milano-Cortina

L’intervista al giovane coratino Michele Gallo

La Fondazione Milano-Cortina ha scelto tre cittadini di Corato come tedofori: Michele Gallo, Gimmi Aliberti e Marianna Lotito hanno partecipato al lungo viaggio del braciere olimpico, rappresentando la città lungo il percorso della staffetta.

Di seguito l'intervista a Michele Gallo che ha portato la torcia il 31 dicembre a Polignano a Mare.

-Sei nato e cresciuto a Corato?

«Si, sono nato e cresciuto a Corato, paese che sinceramente adoro».


-Com'è nata la tua passione per lo sport?

«Il basket ha fatto parte della mia vita fin da bambino, tra le società locali e il gioco di squadra. Durante il periodo del Covid, però, ho iniziato ad avvicinarmi in modo più consapevole allo studio del corpo umano e della salute. È stata una scoperta che mi ha portato a cambiare corso di studi e a ripensare il mio futuro. Oggi lavoro in palestra a Corato, dove posso unire sport, movimento e benessere».


-È la prima occasione importante questa a cui ti sei avvicinato o hai avuto modo di partecipare ad altre iniziative?

«Sì, al di là di alcune gare amatoriali a cui ho preso parte come atleta, questa rappresenta per me la prima occasione di questo livello e di questa importanza».


-Come hai saputo di essere stato scelto per portare la fiamma olimpica e qual è stata la tua reazione?

«Ho partecipato a un bando in cui mi veniva chiesto di raccontare il mio percorso, la mia storia e i valori che la torcia olimpica rappresenta per me. Mesi dopo sono stato chiamato e, lo ammetto, sono rimasto senza parole. Ho richiamato per essere sicuro che non fosse uno scherzo: quando ho capito che era un numero ufficiale, ho realizzato che stava succedendo davvero».


-Hai dovuto prepararti in un modo specifico?

«Di base no, ho semplicemente continuato a portare avanti i miei allenamenti settimanali».


-Qual è stato il percorso fatto?

«Ogni tedoforo ha corso per circa 250 metri. Il mio tratto si è svolto tra le vie di Polignano».


-Hai avuto compagni di viaggio con cui hai condiviso questa esperienza?

«Sì, per fortuna non ero solo. I miei genitori erano orgogliosissimi: hanno preparato uno striscione e lo hanno esposto proprio il giorno della staffetta.
E poi c'è la mia ragazza, una presenza costante, che mi supporta in ogni scelta e in ogni sfida che affronto».


-Cosa ha significato per te questo momento a livello personale?

«A livello personale ha rappresentato una conferma. Un momento in cui mi sono fermato a guardare il percorso fatto, i sacrifici, i cambi di direzione e le scelte non sempre facili. Portare la fiamma è stato come dare un senso a tutto questo, ricordarmi perché ho scelto lo sport e i valori che mi guidano ogni giorno».


-Pensi che la tua esperienza possa essere d'ispirazione o aiuto per i giovani?

«Credo che lo sport debba entrare nella vita dei giovani il prima possibile. Le Olimpiadi, con i migliori atleti del mondo, sono un'enorme fonte di ispirazione e dimostrano cosa si può raggiungere con impegno, sacrificio e passione».


-C'è un momento che ricordi particolarmente?

«Sinceramente ero tesissimo. Il momento più emozionante è stato quando la mia torcia è stata accesa da quella del tedoforo precedente e mi è stato dato il via per iniziare a correre. Appena ho mosso il primo passo mi si è impastata la bocca e ho provato un'emozione fortissima».


-Progetti futuri?

«Continuare a formarmi, crescere e lavorare per rendere la qualità di vita delle persone migliore, allenarmi e dare sempre il massimo in tutto ciò che faccio».
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