Nicoletta Di Bisceglie
Nicoletta Di Bisceglie
Cultura

Nicoletta Di Bisceglie, è coratina la "piccola" Lolita Lobosco

In onda nella fiction Rai assieme a Luisa Ranieri, la giovane promessa del cinema si racconta

L'abbiamo intravista nella fiction Rai "Che Dio ci aiuti", la possiamo vedere ancora ne "Le indagini di Lolita Lobosco", la fiction in 4 puntate in onda ogni domenica su Rai 1 interpretata da Luisa Ranieri e diretta da Luca Miniero, liberamente tratta dai romanzi di Gabriella Genisi.

Giovanissima, bella, con una profonda passione per il cinema e la spontaneità come carta vincente, è soprattutto un orgoglio per Corato. Lei è Nicoletta Di Bisceglie, o meglio, la piccola Lolita Lobosco. Venticinque anni a marzo, Nicoletta è nata e cresciuta a Milano ma il suo sangue è coratino ed è nella nostra città che vive dal 2010.

Vincitrice del prestigioso riconoscimento "Kinèo 2019 - Diamanti al Cinema" come "Giovane Rivelazione" nell'ambito della Mostra del Cinema di Venezia, si è diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia Roma nel dicembre 2019. Dal lì al suo esordio sul set cinematografico il passo è breve: due le produzioni di fiction Rai che notano subito il suo talento e che la vogliono nel cast di "Che Dio ci aiuti 6" e "Le indagini di Lolita Lobosco".

Se nella prima il suo si limita ad un piccolo ruolo in una sola puntata, nella fiction diretta da Miniero interpreta Lolita Lobosco da ragazzina nei diversi flashback che la protagonista ha nel corso di tutte e quattro le puntate, in onda in prima serata in queste settimane.

Come è stato il primo passo nel mondo delle fiction?
Emozionante e per certi versi inaspettato. Per la parte della giovane Lolita Lobosco, dopo un primo provino video, fui contattata per il secondo in presenza con il regista. Ricordo l'ansia di quei momenti, perché Miniero era molto serio e non lasciava trasparire nessuna reazione, tanto che pensai fosse andata male. Invece, dopo un mese e mezzo, la bella notizia: avevo avuto la parte!

Cosa ha significato per te quel momento?
Felicità. La scelta dell'interprete puntava su diversi criteri, non solo sulla recitazione o sulla spontaneità data al ruolo, ma anche sulla necessità di una somiglianza con Luisa Ranieri nei lineamenti e negli atteggiamenti. Noi attori passiamo la vita sempre sotto esame, siamo sempre sottoposti a giudizio e, dopo anni di provini, riuscire a dare inizio alla mia carriera con un prodotto Rai è incredibilmente gratificante.

Come si sono svolte le riprese?
Le riprese sono iniziate nella primavera 2020 ma effettuate in diversi periodi. A Bari abbiamo girato a settembre. Io avevo solo 4 pose, quindi 4 giornate lavorative, ma ho potuto vivere lo spirito di una troupe in cui si fa davvero gruppo. Sul set c'è massima attenzione di attori e operatori ed eravamo super controllati e sottoposti costantemente a tamponi e test sierologici.

Il cinema e il teatro sono settori penalizzati in questo periodo di emergenza, si può lavorare in sicurezza?
Assolutamente sì, e anzi si fa perché c'è una assoluta consapevolezza che senza la massima attenzione alle norme di sicurezza non si lavora. Quello del cinema è un settore che già vive di incertezza e non si può permettere un contagio sul set per veder vanificare lavoro, risorse e sforzi, quindi si opera con estrema attenzione. Anzi, in questo periodo così difficile per gli operatori dello spettacolo ribadisco che è uno dei settori più sicuri in cui lavorare.

Sul set hai potuto relazionarti anche con Luisa Ranieri?
Ho girato una scena con lei, che vedrete (spoiler). La Ranieri è un'icona, oltre ad essere di una bellezza incantevole, è una persona affascinante, gentilissima e molto professionale. L'ho osservata in tutto, cercando di studiare anche i suoi più piccoli movimenti per apprendere il più possibile. Stessa cosa con Elena Sofia Ricci sul set di "Che Dio ci aiuti" di Francesco Vicario, impossibile non voler imparare quanto più possibile da una donna e professionista come lei.

Cosa ha significato girare nella tua terra?
Amo Bari, la Puglia, sono pugliese, il mio sangue è coratino. Girare a Bari con una produzione di grande prestigio è stato sicuramente un orgoglio e una grande emozione. In Bari convivono l'essenza della grande città e quella del paese, con il suo centro storico, la sua cultura, il modo in cui scorre la quotidianità, e questo la rende unica.

La fiction, sia pur con 7 milioni e mezzo di ascolti, ha diviso i pugliesi ricevendo critiche sulla cadenza linguistica. Come l'hai presa?
Mi è dispiaciuto molto, è un vero peccato che tutto debba essere ridotto alla cadenza linguistica e che un prodotto filmico debba essere giudicato per questo perdendo di vista tutto il resto. Tutto è perfettibile, ma c'è dietro tanto lavoro e competenza di validissimi professionisti, e dispiace che il pubblico non abbia colto l'accento che si è voluto dare al valore del dialetto come cultura, come essenza della città, cercando di restituire spontaneità e naturalezza. Però se quasi 8 milioni di spettatori l'hanno vista, evidentemente hanno apprezzato anche molto altro.

Sei agli inizi, ma come ti rapporti col tuo lavoro e con i ruoli che interpreti?
C'è sempre una parte di Nicoletta nel ruolo che interpreto, non ci si può distaccare del tutto perché l'essere attrice sta anche nel dare. Nel mio lavoro metto il cuore. Sono convinta che bisogna presentarsi per quello che si è, essere sempre se stessi, solo così ci si può far conoscere e trasmettere lasciando qualcosa di sé. Cerco di restare sempre coi piedi per terra e credo che l'elemento essenziale di questo lavoro sia l'empatia: bisogna creare relazioni, cercare il confronto, il dialogo, saper prendere da tutto ciò che ci circonda per crescere, migliorarsi e poi restituirlo.

Fra cortometraggi, teatro e videoclip di alcuni interpreti della musica locale, come Kaput Blue e Chef, i primi passi di Nicoletta nel mondo del cinema sono certamente promettenti e siamo certi che per questa giovane attrice con il cinema e Corato nel cuore, siano solo i primi di un lungo percorso di gratificanti successi.
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