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"Oltre le sbarre", la rieducazione nelle carceri per restituire alla società persone migliori

Ne hanno discusso i Rotary Club con esperti e addetti ai lavori

«Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato». A dirlo è l'articolo 27 della Costituzione Italiana che nel suo terzo comma specifica il senso del carcere come luogo non di prigionia, bensì di recupero di chi ha commesso un reato.

Ed è di questo tema che il Rotary Club di Corato, in un incontro interclub con i Rotary di Bisceglie, Bitonto Terre dell'Olio e Molfetta, ha scelto di affrontare insieme a chi quotidianamente vive la realtà del carcere per professione, interpretando il recupero del detenuto come propria missione professionale.

Molto più di un convegno, quello che si è tenuto nella serata del 3 dicembre, ma la rappresentazione di esperienze vissute sul campo. "Oltre le sbarre", questo il titolo dell'iniziativa del Rotary Club, è un invito a comprendere la complessità della realtà carceraria e le iniziative che costantemente gli operatori mettono in atto proprio per rispondere all'articolo 27 della Costituzione.

A parlare alla platea intervenuta sono stati il prof. Claudio Sarzotti, docente di filosofia del diritto dell'Università di Torino ed esperto di diritto penitenziario, il direttore del carcere di Trani Giuseppe Altomare e Tommaso Minervini, sindaco di Molfetta ed educatore professionale specializzato ed esperto di giustizia ripartiva.

Proprio partendo dall'enunciato costituzionale il prof. Claudio Sarzotti ha fatto luce su uno dei principali fondamenti del nostro ordinamento penale che costituisce, inoltre, l'espressione di una delle basilari funzioni della pena. Come è noto nei moderni sistemi giuridici il significato della punizione non è unico ma polivalente: si tratta quindi di un concetto che si estrinseca in una pluralità di funzioni.

La vita nelle carceri non è semplice. Il sovraffollamento che caratterizza la gran parte degli istituti penitenziari italiani rischia di essere un freno alle attività di rieducazione del detenuto. Attività complesse e delicate che perdono di efficacia in condizioni di sovraffollamento. Di questo ha discusso il direttore degli istituti penitenziari di Trani Altomare che ha tra l'altro puntualizzato la posizione di condanna assunta dalla Corte Europea dei Diritti Umani nei confronti dell'Italia, assimilando il sovraffollamento carcerario alla tortura.

Ad una situazione di sovraffollamento nello spazio degli istituti penitenziari, però, non corrisponde un potenziamento di professionalità in grado di condurre il processo di rieducazione del detenuto. Di questo aspetto si è occupato il dott, Tommaso Minervini che, nel suo intervento, ha posto in evidenza la necessità di potenziare sia il sistema carcerario sia il sistema di supporto ai detenuti, con psicologi e supporti morali per la rieducazione e l'inclusione sociale.

All'interno delle carceri, grazie anche al contributo di aziende, associazioni e privati cittadini, si vanno sempre più sviluppando iniziative che puntano al recupero sociale della persona detenuta, attraverso attività di formazione e avviamento al lavoro.

Caso emblematico è il progetto "Ripartiamo dalla pasta", che da diversi anni vede impegnato il pastificio Granoro e la scuola di cucina "Factory del Gusto". Una iniziativa partita nel 2013 con l'obiettivo di formare, con lezioni teoriche e pratiche, i detenuti sul processo di lavorazione industriale della pasta secca, di semola, di grano duro nell'ottica finale di far comprendere le caratteristiche intrinseche del prodotto per una sua migliore rielaborazione al momento della sua preparazione.

Una attività che oltre ad avere un carattere formativo in campo alimentare riesce a migliorare l'autostima e l'immagine di sé, individuale e di gruppo e a costruire una conoscenza accademica più approfondita intorno al tema dell'alimentazione.
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